Smartphone, ecco perchè non hanno sostituito le reti PMR


Iniziamo con l'essere chiari sul significato di questa sigla che sta per Public Mobile Radio. In un linguaggio più comune individua una struttura che usa apparati ricetrasmittenti fissi e mobili per le comunicazioni tra singoli utenti e tra questi ed una, o più, centrali operative entro un ambito chiuso. Rientrano nelle PMR il complesso nazionale a molti canali radio impiegato dalla Polizia di Stato, non importa se apparati installati entro le auto oppure dei portatili che gli agenti hanno appresso, così come le reti radio dei Carabinieri, dei mezzi di soccorso 118, e così via fino anche alle piccole aziende locali che poggiano su un singolo canale radio nel quale sono attivi appena una manciata di utenti. Per completezza a favore chi ci sta leggendo ricordiamo inoltre che le comunicazioni aeronautiche e quelle marittime non rientrano nel settore PMR poichè si tratta di utenze che operano gli apparati ricetrasmittenti in un ambito aperto - da ogni aereo od ogni natante possono partire trasmissioni che vanno ad impegnare le frequenze dedicate senza che si debba possedere codici di abilitazione o similari.

La ex rete radio ENEL sui 163 MHz
Figura: La ex rete radio ENEL sui 163 MHz

Sulle VHF / UHF le reti PMR sono di fatto una presenza importantissima, ma dall'esterno di questo mondo ci si può chiedere come mai le onnipresenti reti GSM/LTE/4G non abbiano del tutto soppiantato queste strutture. In parte è stato così, ad esempio fino al gennaio del 2002 l'ENEL ovvero il gestore unico che curava la distribuzione dell'energia elettrica dava appoggio al proprio personale che svolgeva compiti di manutenzione tramite un sistema PMR che occupava la banda dei 163.650 ~ 164.550 MHz (uscita ponti radio) con canali a passi di 25 KHz. L'abbandono di questa tecnologia radio a favore di quella cellulare ha segnato un'epoca ma non ha fatto scuola. A parte l'ente citato, le cui scelte erano legate al mutare del mercato, gli operatori professionali ed istituzionali continuano ad avere bisogno di impianti radio con caratteristiche diverse da quelle offerte dai nostri smartphone. Quale è il punto chiave che fa la differenza? Si tratta della funzione PTT, sigla che significa Push-To-Talk ovvero premi per parlare.

Reti PMR: il pulsante PTT attiva immediatamente la trasmissione dell'apparato
Figura: Il pulsante PTT attiva immediatamente la trasmissione dell'apparato

Ogni apparato PMR, fisso, veicolare o portatile come il modello mostrato nella immagine qui sopra per frequenze UHF di 400-470 MHz, inizia a trasmettere non appena si preme il pulsante PTT. Sembra piccola cosa ma fa la differenza nel modo pratico di implementare una radiocomunicazione. Pensate ad un gruppo di operatori portuali che gestiscono gru, movimentazione container, verifica carico e scarico merci, accessi del personale, eccetera. Nel loro lavoro devono potersi scambiare messaggi in tempo reale, questo è vitale poichè le azioni di un operatore incidono anche nelle condizioni di sicurezza degli altri. A volte brevi messaggi tra singoli addetti tipo "ferma la gru, un veicolo è in zona rossa" mentre in altre occasioni i messaggi saranno circolari ovvero trasmessi dal capo area per essere ascoltati contemporaneamente da tutti. Nell'arco di una giornata il traffico radio vedrà centinaia di comunicazioni. Ora immaginate di fare la stessa cosa con un cellulare, per parlare con un collega dovrete prima richiamare il relativo numero telefonico e poi attendere che il gestore instraidi la richiesta, passano pochi ma decisivi secondi fino al momento della risposta. Nessun messaggio urgente può essere veicolato in questo modo. E se il messaggio deve essere ascoltato da 5 operatori? Semplice, servono 5 telefonate! Chiaramente non è possibile efficacemente garantire lo scambio di tempestive informazioni nel scenario che abbiamo delineato. Per venire incontro alle aspettative del segmento Public Mobile Radio gli sviluppatori delle reti cellulari hanno creato un profilo PTT che permette di aprire una comunicazione vocale quasi istantaneamente, questa tecnologia però non è supportata da tutti i modelli di smartphone ed inoltre dimostra una affidabilità mediocre - il suo impiego è dunque veramente marginale.

Ecco per quale ragione i tradizionali ricetrasmettitori, diciamo i walkie-talkie che possono solo trasmettere in voce o con limitate capacità di scambiare dati, sono ancora l'ossatura delle comunicazioni per gli usi professionali. Non che i cellulari siano esclusi ma vengono usati diversamente, ad esempio un team di Vigili del Fuoco impegnati in un intervento useranno la rete PMR per coordinarsi al meglio e con rapidità e se in un secondo momento si dovesse fornire alla Centrale una foto dell'edificio coinvolto nelle azioni lo si potrà fare con uno smartphone. L'evoluzione dei cellulari (4G, 5G) coinvolge sempre maggiori flussi di dati così da fruire dell'internet mobile, aspetto che noi come utenti privati chiediamo a gran voce, ma tale poderoso progresso non ne modifica il punto debole: la mancanza del PTT.


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